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	<title>PoliOpposti</title>
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		<title>La nuova offensiva di Israele contro la striscia di Gaza</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 14:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 18 Agosto Israele ha cominciato una nuova offensiva contro la Striscia di Gaza: quale pretesto ha trovato? Marta &#8211; Semplice: quella stessa mattina si sono verificati 3 attentati a Eilat, nel Sud di Israele, al confine con l&#8217;Egitto: sono &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1464">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Giovedì 18 Agosto Israele ha cominciato una nuova offensiva contro la Striscia di Gaza: quale pretesto ha trovato?</strong></p>
<p><strong><em>Marta</em></strong> &#8211; Semplice: quella stessa mattina si sono verificati 3 attentati a Eilat, nel Sud di Israele, al confine con l&#8217;Egitto: sono stati presi di mira una macchina e due autobus che trasportavano truppe speciali dell&#8217;esercito israeliano.</p>
<p>Nessuna indagine, nessuna identificazione, non si aspetta nemmeno la rivendicazione dell&#8217;azione: Israele accusa subito la Commissioni della Resistenza Popolare (che immediatamente dichiara la sua estraneità ai fatti) e dopo nemmeno cinque ore sferra un primo attacco a Gaza, in cui perdono la vita 7 membri della PRC, inclusi il leader e il luogotenente.</p>
<p>Secondo fonti israeliane, l’esercito era stato avvertito in anticipo del piano del commando, ma un presunto “errore operativo” ha fatto sì che gli assalitori potessero attraversare indisturbati il confine e sparare contro i mezzi israeliani.</p>
<p>Non è così scontato che fossero palestinesi, né tanto meno Gazawi; ma Israele continua, senza alcuna prova, a rivolgere le sue accuse contro Gaza e a massacrarne la popolazione.</p>
<p>Viene quindi da chiedersi: per quale motivo ad essere sterminati sono e saranno sempre il milione e mezzo di civili palestinesi che vivono in quello che è diventato il più grande campo di concentramento di questo mondo?</p>
<p>Le motivazioni sono tante e varie. Ad esempio non è un caso che questa nuova operazione venga fatta durante un periodo di estrema crisi del Governo di Netanyahu. La popolazione israeliana sta mettendo alle strette l&#8217;attuale leadership e cosa c&#8217;è meglio di un nemico comune per tenere tutti uniti? Alla fine non è una novità per lo Stato di Israele scagliarsi contro quel nemico comune che è da sempre uno dei pochi motivi di coesione nazionale. Così i giovani israeliani dovranno presto passare dalle loro tende a Tel Aviv a quelle dei campi militari dei Territori Occupati. Poi si aggiungeva il fatto che a settembre sarebbe stato dichiarato lo Stato Palestinese e si rendeva necessaria una dimostrazione della pericolosità dei suoi cittadini per la sicurezza di Israele.</p>
<p>Partono gli F16, i droni e gli Apache dell’aviazione israeliana; i bombardamenti a tappeto distruggono le case, le fabbriche e i parchi giochi dove – secondo loro &#8211; hanno trovato rifugio i presunti “terroristi”. Spargono morte ovunque: 15 sono i deceduti, 44 i feriti, tra cui 11 bambini e 10 donne. I corpi rivelano ferite da armi sconosciute.</p>
<p>La violenza del secondo esercito del mondo, non può essere di certo paragonata alla violenza della resistenza palestinese, rudimentale nei mezzi, esasperata da 63 anni di occupazione, da crimini contro l&#8217;umanità subiti e rimasti impuniti, dalle vessazioni quotidiane&#8230;</p>
<p>Ma il mondo sta a guardare e conta i morti come fossero caramelle, senza dire né fare nulla. Si guardano altri esseri umani morire alla televisione, ma continuiamo a vivere la nostra vita, in un silenzio assordante per chi invece non può permettersi il lusso di condurre una vita al riparo dalle preoccupazioni. E forse non ci renderemo conto mai abbastanza di quanto il nostro silenzio sia complice di massacri.</h3>
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		<title>“What is your purpose of visiting Israel?”</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 14:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viaggio in terra Palestinese, fra sorrisi, speranze e tanta ipocrita crudeltà “Ci sono luoghi, come qui in Palestina, dove i colori sono più colorati, il nero è più scuro ed il giallo è più brillante, il rosso più intenso e &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1458">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Viaggio in terra Palestinese, fra sorrisi, speranze e tanta ipocrita crudeltà</strong></h3>
<p><em>“Ci sono luoghi, come qui in Palestina, dove i colori sono più colorati, il nero è più scuro ed il giallo è più brillante, il rosso più intenso e la gioia più energica, la tristezza più tremenda, la forza più tenace. Ho imparato che il nostro mondo occidentale vive di gradazioni di grigio, e che è tutto avvolto in un involucro di plastica protettiva.”</em></p>
<p><em><strong>Marta</strong></em> &#8211; Scrive così <strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Silvia Todeschini</span></span></strong> dopo un anno trascorso in Palestina ed è esattamente quello che si prova quando si è là e ci si rende conto che il mondo vero non è proprio uguale alla nostra comoda realtà ovattata in Occidente. Quello che volevo fare con questo articolo era far capire qualcosa della Palestina, almeno quel qualcosa che ho provato e visto io quando sono andata là.</p>
<p><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/palestina-1-gerusalemme.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1462" title="palestina 1 - gerusalemme" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/palestina-1-gerusalemme.jpg" alt="" width="293" height="220" /></a>“What is your purpose of visiting Israel?” comincia così ogni mio viaggio in Palestina. L’impiegata del controllo passaporti mi guarda fissa come se già avesse intuito che le sto per raccontare un’enorme balla, ma io tento di perseverare comunque nella mia pantomima; lei non se lo immagina neanche quanto mi piacerebbe dirle che io non sto per niente andando in Israele, ma so che se lo facessi avrei davanti a me 7 ore di interrogatorio e, di questi tempi, anche un’espulsione dal paese, perciò sorrido e mi diverto a inventare i più religiosi dei pellegrinaggi nella Terra Santa. Una volta usciti dall’aeroporto di Tel Aviv per entrare nei Territori Occupati è praticamente obbligatorio passare per Gerusalemme. Quando ho l’occasione di fermarmi qualche giorno là mi viene sempre tanto da ridere perché ripenso a tutti gli articoli di giornale e servizi alla televisione che la descrivono come la città della tolleranza e della convivenza. Quello che vedo io invece è una maggioranza di ebrei ultra ortodossi (che spesso gira armata) espropriare i palestinesi delle loro case e iniziare la colonizzazione di Gerusalemme est, la parte che invece è stata assegnata ai palestinesi.</p>
<p>Non adorando particolarmente il clima di “tolleranza e convivenza” di Gerusalemme mi dirigo verso Nablus (nord della Cisgiordania)e per arrivarci devo per forza attraversare 4 check point. Un punto di controllo, o “hajaz” in arabo, è un blocco militare dove i soldati israeliani controllano i viaggiatori o i pendolari palestinesi.</p>
<p>Detto così non sembrano niente di particolare, ma spesso si trasformano in veri inferni. I soldati possono arbitrariamente decidere che tu quel giorno a Gerusalemme non puoi andare e ti rispediscono a casa anche se i tuoi permessi sono in regola. Se hanno voglia di sfogare la loro violenza repressa ti possono picchiare perché nessun ufficiale dell’esercito li punirà. Possono perquisirti ovunque, costr<a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/palestina3-check-point1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1460" title="palestina3 - check point" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/palestina3-check-point1.jpg" alt="" width="298" height="199" /></a>ingerti a spogliarti davanti a centinaia di persone perché sanno bene che non ci saranno conseguenze per le loro azioni.</p>
<p>Ho imparato poi che quando sulla strada iniziano le indicazioni in ebraico nei paraggi c’è sicuramente una colonia, ovvero un insediamento illegale israeliano su territorio palestinese, in perfetta violazione delle almeno 60 risoluzioni ONU votate e approvate, ma mai rispettate da Israele. Il Governo Israeliano stanzia invece ingentissimi fondi ogni anno per ampliarle e garantire incredibili vantaggi economici a chi decide di trasferirvisi. Le colonie solitamente ospitano la parte più estremista della popolazione israeliana , che periodicamente decide di organizzare pogrom contro i villaggi o le città palestinesi circostanti; il tutto con il beneplacito del Governo Israeliano che invece di disincentivarli paga migliaia di soldati per proteggerli. Solo la settimana scorsa hanno preso a sprangate un bambino palestinese di 10 anni, ma ovviamente nessun telegiornale ha riportato la notizia.</p>
<p><strong>Arrivo a Nablus il giorno in cui sono usciti i risultati del Taujihi, l’esame di maturità, ci sono feste ovunque e la sera si vede qualche fuoco d’artificio.</strong></p>
<p>Quello che ho sempre trovato bellissimo di questo posto è che nonostante l’occupazione e le orribili conseguenze che essa comporta, la gente riesce a godersi quei pochi attimi di vita normale e ridere in modo molto più autentico di quanto non abbia mai visto fare in Europa.</p>
<p>La prima sveglia che ho la mattina è alle 4 con la preghiera del muezzin, la seconda è alle otto e mezza quando ogni mattina i caccia israeliani decidono di rompere il muro del suono sopra casa mia. Inizialmente era un presenza che mi inquietava abbastanza, quando poi i miei amici hanno iniziato a prendermi in giro perché me ne preoccupavo ho smesso e mi sono rassegnata ad essere svegliata con questi piacevolissimi suoni.<br />
Rassegnata a non potermi più riaddormentare vado a farmi una doccia, faccio per aprire il rubinetto, ma quella mattina come tante altre non c’è acqua in casa. In Palestina è normale routine perché l’acqua è contenta in serbatoi sul tetto e quando finisce non c’è molto da fare.</p>
<p>Il problema delle risorse idriche qui è un problema serio, paradossalmente infatti è Israele a gestirle sia in Cisgiordania che a Gaza, ad un palestinese non è neanche permesso scavare un pozzo. Così sono obbligati a ricomprare la loro acqua da Israele a prezzi ovviamente molto maggiorati e l’erogazione è comunque ridotta: si consideri infatti che un palestinese di media consuma 70 litri d’acqua al giorno, mentre un israeliano più di 300 (il minimo stabilito dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità è 100 litri ). Non è quindi tanto difficile capire come sia stato possibile creare i famosi “giardini nel deserto”.</p>
<p>Senza doccia e col rombo dei caccia ancora nelle orecchie mi dirigo ad Askar. Askar è uno dei tanti campi profughi istituiti dopo al Nakba (in italiano “la catastrofe”) ovvero la cacciata dei palestinesi dai territori che nel 1948 sono stati annessi ad Israele. In realtà quasi tutti i miei amici sono originari di Haifa, ma nessuno di loro l’ha mai vista, perché ad un palestinese è vietato entrare in Israele.</p>
<p><strong>Tutti però hanno conservato le loro chiavi di casa nella speranza di poter ritornare un giorno a quelle che sono state le loro case per decine e decine di generazioni.</strong></p>
<p>Adesso invece sono proprietà di famiglie che al massimo stanno là da 3 generazioni, ma che giurano che 2000 anni fa qualche loro antenato aveva abitato da quelle parti.</p>
<p>Chi è stato cacciato dalle proprie case nel 1948 adesso vive in un campo profughi. Qui ad Askar l’occupazione si vede ovunque, a partire dai muri delle case che hanno più l’aspetto di colabrodi che quello di solide pareti , pieni come sono da cima a fondo di proiettitili. I campi profughi sono il luogo in cui la repressione israeliana è da sempre più violenta.</p>
<p><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/palestina-2-campo-profughi-askar.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1461" title="palestina 2 campo profughi askar" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/palestina-2-campo-profughi-askar.jpg" alt="" width="261" height="195" /></a>Mohammad mi racconta di quando nel pieno della notte l’esercito ha iniziato a rastrellare tutti i ragazzi con più di 16 anni dalle case del campo: “Ci hanno legati, bendati e portati in uno spiazzo all’interno del campo. Siamo stati in ginocchio davanti ad un muro per ore senza poter bere, mangiar, né tantomeno andare in bagno. La sera dopo un soldato ci ha presi uno per uno e ha iniziato a chiederci se preferivamo l’Argentina o il Brasile chi rispondeva Brasile tornava a casa, chi invece Argentina veniva portato in carcere, anche se non aveva fatto nulla.” La scena mi ricordava tanto le deportazioni naziste e quello che mi ha fatto rabbrividire di più è che chi meno di un secolo fa è stato vittima di orribili crimini, ora si è trasformato in carnefice.</p>
<p>Mi stupisce incredibilmente l’ipocrisia sfacciata con cui noi tutti ed il Governo Israeliano in particolare diciamo “mai più” durante il Giorno della Memoria; mentre sui muri di Gerusalemme si leggono scritte del tipo : “Arabs to the gas chambres”.Ma nessuno dice nulla fino a quando restano solo parole. Continuimo a stare zitti però quando Israele bombarda Gaza facendo strage di civili disarmati. Qual è allora la differenza fra una bomba al fosforo bianco e una camera a gas? L’intento era forse diverso? Lo scopo finale è lo stesso e generalmente si definisce genocidio.</p>
<p>La storia insegna, ma ha allievi particolarmente distratti.</p>
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		<title>Radio libera e comunitaria: Ingegneria Senza Frontiere in Madagascar</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 13:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ottobre 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo tre anni di assiduo lavoro sta per nascere la prima emittente libera del Madagascar Isf Firenze &#8211; Cosa spinge studenti e professori ad impegnarsi oltre il carico di lavoro quotidiano? È la ricchezza dei rapporti umani, l’esperienza della missione &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1453">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">Dopo tre anni di assiduo lavoro sta per nascere la prima emittente libera del Madagascar</span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/mano-fotovoltaico.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1466" title="mano-fotovoltaico" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/mano-fotovoltaico.jpg" alt="" width="222" height="130" /></a></span></span></span></strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><strong>Isf Firenze</strong></em> &#8211; Cosa spinge studenti e professori ad impegnarsi oltre il carico di lavoro quotidiano? È la ricchezza dei rapporti umani, l’esperienza della missione che lascia in eredità un bagaglio che non è possibile trovare fra i banchi accademici.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #1a1a1a;">Prima le persone e le loro </span><span style="color: #1a1a1a;">esigenze</span><span style="color: #1a1a1a;">, poi le soluzioni progettuali e ingegneristiche. Questa è la filosofia di Ingegneria Senza Frontiere, un gruppo di studenti, ricercatori, professori e professionisti, tutti volontari, che vogliono essere un’alternativa, in primo luogo nelle azioni come cittadini ma anche come tecnici, sia in Italia che all’estero, nei progetti di cooperazione. L&#8217;attività di ISF si propone di creare uno spazio di progetto comune tra &#8220;Nord&#8221; e &#8220;Sud&#8221; del Mondo in cui elaborare, realizzare e diffondere pratiche e tecniche ingegneristiche in grado di favorire la piena realizzazione di tutti gli individui e comunità umane. L</span>&#8216;esperienza in campo ha insegnato ad ISF che è meglio portare una tecnologia semplice, ma gestibile dalla comunità a cui serve, piuttosto che una tecnologia sofisticata che rende la comunità dipendente dalla tecnologia stessa. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/L1003184.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1454" title="L1003184" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/L1003184.jpg" alt="" width="286" height="190" /></a>Le sedi di Roma, Firenze e Cosenza stanno collaborando con l&#8217;associazione malgascia Vanona e con l&#8217;associazione italiana Mangwana, attive da anni sul tema dei diritti umani e civili e sullo sviluppo endogeno, per la costruzione di una radio comunitaria nella regione di Fianarantsoa in Madagascar. Il progetto è nato da una esigenza espressa dalla comunità locale, quella di disporre di strumenti di comunicazione per facilitare lo scambio di informazioni, competenze ed esperienze tra gli abitanti della regione, con lo scopo di accrescere il loro grado di consapevolezza civica, il senso di inclusione nella comunità, ed il livello di sicurezza. Da qui, il modo di intendere i progetti da parte di ISF: le comunità locali stabiliscono di cosa hanno bisogno e come vorrebbero realizzarlo, poi chiedono una mano all’associazione che contribuisce alla realizzazione della soluzione, con particolare attenzione anche alla replicabilità della tecnologia stessa. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">Relativamente agli aspetti tecnici,Ingegneria Senza Frontiere si sta occupando di progettare l&#8217;impianto di trasmissione ad alta frequenza, lo studio radiofonico ed i relativi sistemi informatici, insieme alle soluzioni energetiche più appropriate e sostenibili per l&#8217;alimentazione della radio e degli apparecchi riceventi. I volontari di ISF, insieme a Mangwana e Vanona, hanno l’obiettivo di mettere in comunicazione seicentomila contadini dei villaggi della regione. Questa radio avrà la peculiarità di essere un’emittente fatta dagli agric</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/rect2987.png"><img class="alignright size-full wp-image-1455" title="rect2987" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/rect2987.png" alt="" width="203" height="240" /></a></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">oltori per gli agricoltori: dispenserà consigli pratici per migliorare il lavoro sui campi ma farà anche satira e tanti notiziari:</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"> in una società libera l&#8217;informazione deve penetrare dovunque. Nelle campagne, dove non arriva nessun giornale, le notizie si acquisiscono tramite mezzi informali come il passaparola, il mondo rurale è abbastanza tagliato fuori dalle informazioni e gli abitanti del posto sono presi dal soddisfacimento dei bisogni quotidiani, come cercare il cibo per la giornata, per questo è importante aprire una radio co</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">munitaria che metta in circolo le informazioni anche per queste persone.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"> Lo scopo della radio non è solo quello di portare le informazioni dalla città alla campagna ma anche di permettere alle campagne di avere uno strumento per informarsi tra di loro, per creare un nuovo spazio di notizie insieme alla possibilità di attuare piccoli progetti di sviluppo con tematiche rurali. Sarà una radio a scopo prevalentemente sociale e non politico, considerando la situazione di grave instabilità con la quale il Madagascar sta facendo i conti, notizia di cui in Italia, come al solito, si è saputo ben poco. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">contatti per il progetto Madagascar:</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">Simona Manetti &#8211; </span></span><a href="mailto:simona.manetti@hotmail.it"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">simona.manetti@hotmail.it</span></span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">Filippo Meucci &#8211; <a href="mailto:filippo.meucci@gmail.com">filippo.meucci@gmail.com</a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.isf-roma.org/attivita/madagascar/progetto-madagascar</span></span></p>
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		<title>Genova G8 2001</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 13:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una vergogna lunga 10 anni Carlo &#8211; Vergogna! È il grido che si è alzato alla fine delle sentenze emesse dalla Procura di Genova nel 2008 per i fatti del G8, un grido che nel 2011, nel decimo anno dell’anniversario, &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1447">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Una vergogna lunga 10 anni</strong><br />
<em><strong></strong></em></h3>
<h3><em><strong><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/g8_genova_scontri_022-300x2061.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1486" title="g8_genova_scontri_022-300x206" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/g8_genova_scontri_022-300x2061.jpg" alt="" width="140" height="198" /></a>Carlo</strong></em> &#8211; Vergogna! È il grido che si è alzato alla fine delle sentenze emesse dalla Procura di Genova nel 2008 per i fatti del G8, un grido che nel 2011, nel decimo anno dell’anniversario, echeggia ancora in tutta Italia e porta il fardello di enormi perplessità con sé.<br />
Come mai il Parlamento non ha chiesto una commissione d’inchiesta, perché la Polizia non ha aperto un’indagine interna, come mai non sono stati individuati e puniti i responsabili, chi, e perché, diede quegli ordini?<br />
Una storia che ha dell&#8217;incredibile, nella quale si è tentato di cancellare i soprusi provando a riscrivere avvenimenti verosimili, una trama simile a quella di “1984” di George Orwell. Per fortuna però il G8 si è svolto nell&#8217;era dei nuovi media dove chiunque ha potuto apportare il proprio contributo con videocamere, fotocamere e telefoni cellulari, facendoci arrivare un quantitativo di informazioni non indifferente.</h3>
<h3>Gli episodi di Genova ci confermano che per i governanti italiani “democrazia” è un concetto ancora astratto, senza attuazione, da usare solo per propaganda o per guadagnar voti alle elezioni; hanno rappresentato la rottura definitiva delle forze antifasciste e democratiche come pilastri portanti della Costituzione italiana.<br />
Per capire quella che è stata sicuramente l’onta più grande del governo Berlusconi che usciva da poco vittorioso dalle elezioni del giugno 2001, dopo le dimissioni del 1994, bisogna fare un po&#8217; di ordine perché la trama è fitta e molto articolata.</h3>
<h3>I preparativi partirono nel 2000 quando Massimo D&#8217;Alema, allora Presidente del Consiglio chiese di tenere in Italia il G8. D’allora in poi si succedettero riunioni per la sicurezza e l&#8217;ordine pubblico con il capo della polizia Gianni De Gennaro e Claudio Scajola Ministro degli Interni.</h3>
<h3><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/vauro_genova_03.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1449" title="vauro_genova_03" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/vauro_genova_03.gif" alt="" width="223" height="103" /></a>Nel frattempo per l&#8217;evento venne istituito il Genova Social Forum (GSF) che raggruppava diverse associazioni e organizzazioni, circa 700 sigle italiane di diversa ideologia e ispirazione con Vittorio Agnolotto portavoce.</h3>
<h3>A qualche mese dal summit i Servizi Segreti Italiani ed esteri diffusero tensione attraverso notizie di probabili attacchi terroristici e di manifestanti pronti ad usare armi non convenzionali contro le forze di polizia. Furono chiuse le frontiere e sospeso il trattato di Shengen. Il ministro degli interni fece allestire basi missilistiche sul territorio genoano, si allestirono spazi per la schedatura dei manifestanti, insomma Genova divenne una città militarizzata, il cui centro fu perimetrato da un’enorme gabbia. Tutto era pronto per la guerra, o la guerriglia urbana, come tanti l’hanno definita.</h3>
<h3>Grazie al GSF arrivò a Genova una ingente massa di persone schierate contro i grandi otto, contro la globalizzazione, causa di mali e di difficoltà economiche, contro il capitalismo, il mercato e le multinazionali, contro la transgenetica, contro l’America: tutti con l&#8217;idea che un mondo migliore fosse possibile. I 300.000 manifestanti che avevano sottoscritto di scendere in piazza con il GSF si dichiaravano pacifici.</h3>
<h3>Al corteo pacifico si aggiunsero però i Black block, il Blocco nero, formato per lo più da autonomi e anarchici, non un vero e proprio movimento con gerarchia di capi, ma mossi da un altro modo di intendere la protesta: sradicarono recinzioni metalliche delle aiuole, spaccarono la pavimentazione stradale per farne pietre da lanciare, rovesciarono cassonetti, incendiarono automobili e spaccarono banche e finanziarie.</h3>
<h3>Un manipolo di facinorosi che non fu fermato dalla polizia: le loro azioni diffondevano un senso di pericolo che le forze dell’ordine in seguito avrebbero usato a loro favore.</h3>
<h3>Parliamo ora delle Forze dell&#8217;ordine che si rivelarono un vero e proprio apparato repressivo composto da 20.000 uomini, armati di manganelli di ultima generazione e di gas usato nella guerra del Vietnam: l&#8217;Italia ha aderito ad una convenzione che vieta in guerra armi chimiche ma ha usato per l&#8217;ordine pubblico proprio una di queste.</h3>
<h3>Una polizia “sui generis” fomentata dai piani alti ad affrontare un corteo come una trincea di guerra, che per ingannare l’attesa cantava inni fascisti. Una polizia che ha caricato i cortei autorizzati invece di fermare il Blocco nero, vero fautore dei disordini. Una polizia che ha colpito innocenti disarmati con accanimento che ha mosso il manganello al grido di “zecche comuniste”, che ha ordinato di implorare pietà ma non l’ha concessa. Nella notte tra Sabato 21 e domenica 22 Luglio, 500 tra poliziotti e agenti DIGOS irruppero nella scuola Diaz in via Cocito per una perquisizione non autorizzata (pare fossero stati individuati nella struttura, concessa dal sindaco ai manifestanti, elementi del Blocco nero).</h3>
<h3>Si affermò che nella scuola vennero trovate armi e bottiglie molotov, ma in seguito si seppe che le armi erano state portare dalla stessa Polizia. Dal cortile della scuola in compenso quella notte uscirono decine i feriti gravi: ci vollero 38 ambulanze. De Gennaro giustificò l&#8217;azione come una forma di controllo del territorio. Dei 93 fermati solo una ventina subirono un processo.</h3>
<h3>Il corpo delle forze dell&#8217;ordine era costituito da molti elementi giovani, non in grado di gestire la situazione: i Servizi inviarono anche un invito a una miglior gestione per evitare tragedie: la previsione purtroppo si avverò quando un carabiniere ausiliario con un colpo di pistola uccise alle 17:27 di Venerdì 20 Luglio Carlo Giuliani, un manifestante che come molti aveva reagito alle provocazioni della polizia.</h3>
<h3>Nel 2008 il Tribunale di Genova condannò con pene lievi il comandante del primo reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, il Comandante del settimo nucleo del reparto mobile di Roma, Michelangelo Furniè e otto capisquadra dello stesso nucleo, il vicequestore di Roma, Pietro Troiani e Michele Burgio autista del reparto mobile di Roma che trasportava armi da guerra, le presunte molotov della Diaz.</h3>
<h3>Assolti dirigenti e funzionari che firmarono falsi verbali di perquisizione e arresti. L’ausiliario dei Carabinieri che uccise Giuliani fu assolto per legittima difesa e successivamente Gianni De Gennaro venne promosso a capo dei Servizi segreti.La manifestazione fu un disastro, i numeri parlano chiaro: 50 mld di danni alla città, 6200 candelotti di fumogeni sparati, 1200 feriti tra cui 273 delle forze dell&#8217;ordine, 250 arresti, 20 colpi di pistola, 1 morto.<br />
In alcune registrazioni delle comunicazioni tra funzionari delle forze dell&#8217;ordine si auspica la morte dei manifestanti, con uno spiacevole riferimento alla morte di Carlo Giuliani: “uno a zero per noi”.</h3>
<h3>L&#8217;allora vice presidente del consiglio Gianfranco Fini si complimentava con le forze dell&#8217;ordine giustificando l’operato come una reazione agli atti di violenza.<br />
La piazza di Genova poteva essere protetta usando un modello di prevenzione dell&#8217;ordine pubblico, fermando gli schedati alle frontiere, intervenendo contro il blocco nero, equipaggiando diversamente gli agenti.</h3>
<h3>Segretario generale Silp CGIL della Polizia di Stato Giardullo ha affermato in un’intervista che il modello repressivo serviva soprattutto a livello politico, per intimorire la piazza in vista della manovra finanziaria.</h3>
<h3>A quanto pare il G8 non è stata l&#8217;unica occasione per il Governo Berlusconi di reprimere la libertà di manifestare il proprio pensiero, basti ricordare le cariche ai terremotati abruzzesi o agli studenti in protesta per legge Gelmini.</h3>
<h3>Una domanda a questo punto sembra lecita in questo periodo di crisi generale e di manovre da approvare: cosa dobbiamo aspettarci da questo governo?</h3>
<h3></h3>
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		<title>Sziget Festival: Budapest in musica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 13:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre più frequentati i festival di musica internazionale in giro per l&#8217;Europa Clarissa &#8211; Cosa avete fatto questa estate? Alcuni sono andati al mare, altri in montagna, c’è chi è tornato dalle proprie famiglie, ma oltre alle mete classiche, negli &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1441">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Sempre più frequentati i festival di musica internazionale in giro per l&#8217;Europa<a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/Budapest_SzigetFestival.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1442" title="Budapest_SzigetFestival" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/Budapest_SzigetFestival.jpg" alt="" width="174" height="116" /></a></strong></h3>
<p><em><strong>Clarissa</strong></em> &#8211; Cosa avete fatto questa estate? Alcuni sono andati al mare, altri in montagna, c’è chi è tornato dalle proprie famiglie, ma oltre alle mete classiche, negli ultimi anni, molti ragazzi, italiani e non, decidono di passare le proprie vacanze in giro per l’Europa frequentando i festival musicali. C’è ampia scelta in questo campo: l’<a href="http://eng.exitfest.org/" target="_blank">Exit Festival</a> a Novi Sad in Serbia, l’<a href="http://www.isleofwightfestival.com/" target="_blank">Isle of Wight Festival</a> sull’omonima isola, il <a href="http://www.readingfestival.com/" target="_blank">Reading e Leeds Festival</a> in Inghilterra, lo <a href="http://www.szigetfestival.it/" target="_blank">Sziget Festival</a> ed il <a href="http://www.sziget.hu/volt_english" target="_blank">Volt Festival</a> in Ungheria e molti altri.</p>
<p>Probabilmente il più noto tra tutti è lo <a href="http://www.szigetfestival.it/" target="_blank">Sziget Festival</a>, che si svolge sull’Isola di Obuda, in mezzo al Danubio, nel centro di Budapest. Il festival dura una settimana, anche se la maggior parte dei concerti sono concentrati dal mercoledì alla domenica. La particolarità di questo tipo di manifestazioni, oltre al fatto di offrire le performance di decine di artisti a prezzi modici (il biglietto per una settimana allo Sziget costa 170 euro), è quella di mettere a disposizione degli spettatori anche un’area camping.<a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/2011_sziget-festival_13038805599171.jpg"><br />
</a></p>
<p><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/2011_sziget-festival_130388055991711.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1445" title="2011_sziget-festival_13038805599171" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/2011_sziget-festival_130388055991711.jpg" alt="" width="245" height="183" /></a>I concerti iniziano verso le 3 del pomeriggio e continuano fino alle 11 di sera, offrendo una media di 5 gruppi che si esibiscono su ogni palco ogni giorno. In più la notte, dalle 11 fino alle 6 del mattino, continua la musica “da discoteca” elettronica, techno, minimal per tutti i gusti.</p>
<p>Anche i generi musicali possono soddisfare ogni tipo di preferenza: dal pop-rock alla world music, dal reggae al metal, dall’indie all’elettronica, in più un palco è dedicato ai gruppi provenienti dai vari stati europei (quest’anno dall’Italia c’erano i Verdena), uno alla musica tzigana ed uno ai gruppi ungheresi emergenti, per i quali in origine era stato creato lo Sziget.</p>
<p>I nomi che riempiono il cartellone dello Sziget sono del calibro di Prince, Chemical Brothers, Prodigy, Kasabian, Judas Priest, Motorhead, Goran Bregovich, Kaiser Chiefs, Thirty Second to Mars e così via.</p>
<p>La musica ovviamente è l’aspetto preponderante del festival, ma non finisce qui. Sull’isola ci sono decine e decine di stand per bere e mangiare: cinese, thailandese, italiano, greco, rumeno, ungherese, e poi hamburger, hot dog, crepes dolci e salate, fish and chips, ma anche frutta, cibo vegetariano e prodotti biologici.</p>
<p>Per passare il tempo aspettando il concerto del proprio idolo si può scegliere tra: bungee jumping, calcio, pallavolo, climbing, videogiochi, scacchi e molto altro.</p>
<p>Oppure c’è c<a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/sziget_capitals.jpg"><img class="size-full wp-image-1443 alignleft" title="sziget_capitals" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/sziget_capitals.jpg" alt="" width="146" height="93" /></a>hi sceglie di crearsi da solo il proprio stencil e riprodurlo su una maglietta, o di provare le danze ed il cibo tipico ungherese, o di fare yoga, o visitare i banchini informativi delle associazioni a scopo politico e sociale presenti al festival.</p>
<p>E se tutto questo non vi bastasse con 15 minuti di treno potete trovare i monumenti ed i musei di Buda, oltre ovviamente alle caratteristiche terme.</p>
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		<title>&#8220;Il sorprendente album d&#8217;esordio dei Cani&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 13:04:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tiziano &#8211; Non è un troppo decantatorio titolo d&#8217;articolo ma proprio il nome dell&#8217;album di questa one man band romana. Partendo da un incipit che demolisce tante belle aspirazioni artistiche (i nati nell&#8221;89 hanno reflex digitali, mettono su flickr belle &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1436">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/CANI-COVER-300x269.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1437" title="CANI-COVER-300x269" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/10/CANI-COVER-300x269.jpg" alt="" width="146" height="131" /></a>Tizian</em></strong><strong><em>o</em></strong> &#8211; Non è un troppo decantatorio titolo d&#8217;articolo ma proprio il nome dell&#8217;album di questa <em>one man band</em> romana. Partendo da un incipit che demolisce tante belle aspirazioni artistiche (<em>i nati ne</em><em>ll&#8221;89 ha</em><em>nno reflex digitali, mettono su flickr belle foto in bianco e nero</em>), se la prendono con tanti personaggi di questi primi anni &#8217;10: la ragazzina pseudo-alternativa che andrà a New York (<em>dirò ai miei genitori che sto male qui a Roma</em>), le coppiette che <em>si dicono basta e sui social network non sono più amici</em>, i cinquantenni che per velleità <em>tengon corsi di te</em><em>atro (quando va bene si rimorchiano le allieve)</em>, sè stessi, autodefiniti ironicamente <em>hipster indie hardcore punk electro pop</em>.</p>
<p>Se musicalmente i pezzi danno un po&#8217; l&#8217;impressione di assomigliarsi tutti proponendo poco d&#8217;originale, i testi vi si inseriscono perfettamente, talvolta immedesimando talvolta divertendo l&#8217;ascoltatore. In rete sembrano un fenomeno mediatico, ma i loro ritornelli ipnotici meritano anche più di un ascolto.</p>
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		<title>Manovra economica bis: i tonti corrono</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 01:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica economica di un governo in stato confusionale Giandomenico &#8211; Ormai si può dire che la maschera è caduta. Anche gli studenti destrorsi che leggessero questo articolo converranno che, al di là di quella che Paolo Guzzanti &#8211; allora &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1323">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #000000;">La politica economica di un governo in stato confusionale</span></strong></h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><em><strong>Giandomenico</strong></em> &#8211; Ormai si può dire che la maschera è caduta. Anche gli studenti destrorsi che leggessero questo articolo converranno che, al di là di quella che Paolo Guzzanti &#8211; allora parlamentare PDL &#8211; definì “Mignottocrazia”, il governo Berlusconi vive ormai da diversi mesi in totale stato confusionale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Al di là dei precari equilibri interni anche quello che si supponeva essere il pregio di Tremonti, essere un buon contabile in grado di far quadrare i conti, sta mostrando tutti i suoi limiti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Sei manovre (o di più?) nel giro di 7 settimane sono un segnale del totale vagare nel buio del ministero dell&#8217;Economia. Se però un filo conduttore può essere trovato tra le manovrine e contromanovrine sotto l&#8217;ombrellone è la coerenza delle scelte con la difesa dei blocchi sociali di riferimento dell&#8217;attuale governo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Due dati su tutti:: la conferma dei 27 Miliardi di euro investiti in armi e la “tassa di solidarietà” sopra i 300.000 euro (ben il 3% dell&#8217;eccedenza per ben 34.000 poveretti).<br />
Nessuna manovra per cercare di recuperare risorse dall&#8217;evasione fiscale, stimata tra i 255 e i 275 miliardi di euro, se si fa eccezione per l&#8217;innalzamento &#8211; dal 50 al 100% &#8211; della quota di compartecipazione dei comuni alle maggiori entrate.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Si pensa quindi di fare “cassa” aumentando le tasse sui consumi, come se la crisi economica in atto non venga toccata da ulteriori elementi recessivi, aumentando l&#8217;IVA al 21% in u paese dove le stime dicono che l&#8217;evasione di questa tassa sia del 22%, contro il 10% Germania, il 7% Francia e il 2% della Spagna.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Anche le poche notizie buone del&#8217;estate quali l&#8217;innalzamento a livelli europei (20%) della tassazione sui redditit da capitale o l&#8217;accorpamento delle province con meno di 300.000 abitanti si sono risolte in una bolla di sapone.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Ciò che però fa più paura di quanto anticipato dal governo è il Piano di riorganizzazione della spesa pubblica che verrà presentato entro il 30 novembre con lo scopo di introdurre nuove linee guida per riorganizzare e snellire la struttura dell&#8217;amministrazione dello Stato avendo già imposto su tutte le voci dei tagli di fatto (tetto all&#8217;aumento del 50% nominale rispetto alla crescita del PIL). Come dire: non è ancora finita.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Criticare è però sempre facile nel momento in cui non si devono fare delle scelte gestendo da una parte l&#8217;Unione Europea e dall&#8217;altro rinnovando il debito pubblico in scadenza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Nel silenzio di proposta -ahinoi &#8211; dei partiti di opposizione cerca di dare qualche risposta più strutturata il PD ma senza di fatto proporre soluzioni veramente alternative se non spostando di qualche virgola i tagli dalle fasce più deboli a quelle che più si sono arricchite negli ultimi dieci anni di politiche berlusconiane.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Patrimoniale resta una parola impronunciabile nel dibattito su giornali e televisioni.</span><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/sbilanciamoci.jpg"><img class="size-full wp-image-1324 alignright" title="sbilanciamoci" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/sbilanciamoci.jpg" alt="" width="241" height="245" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Come spesso accade qualche proposta un po&#8217; più seria arriva dalla società civile, con la “Contro-Finanziariala” proposta ormai da 12 anni, dalla campagna Sbilanciamoci.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Lunaria, ARCI, Emergency, Link, UdU, WWF e le altre decine di associazioni che promuovono la campagna sono abbastanza nette nel giudizio: “</span><span style="color: #000000;"><em>questa manovra, come la precedente, ha un impatto depressivo e recessivo: comprime la domanda interna, i consumi, i salari e con essi la produzione</em></span><span style="color: #000000;">” e ancora “</span><span style="color: #000000;"><em>A questi due elementi negativi – l’estemporaneità dei tagli e l’assenza di misure per il rilancio dell’economia- si aggiunge il forte carattere iniquo della manovra a danno dei lavoratori (in particolare i dipendenti pubblici) i pensionati ed in generale i cittadini</em></span><span style="color: #000000;">”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Da qui partono una serie di proposte semplici e chiare, ma difficilmente realizzabili politicamente senza pestare i piedi a qualche “potere forte”, per una manovra complessivamente da 60 miliardi di euro (davvero tanti bei soldini). Si tratterebbe in sostanza di colpire i grandi patrimoni con una imposta ad hoc, tassare ulteriormente i capitali rientrati dall’estero grazie allo scudo fiscale, ridurre le spese militari, cancellare le grandi opere inutili. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Una tassazione dei patrimoni del 5%1000 &#8211; con una limitata franchigia per i patrimoni più bassi &#8211; porterebbe un’entrata in due anni di 21miliardi euro; una tassazione aggiuntiva del 15% sui capitali rientrati grazie allo scudo, ben 15 miliardi; ed il combinato di riduzione del 20% delle spese militari, della cancellazione del programma dei caccia F35, della fine della missione in Afganistan e della cancellazione delle grandi opere, darebbe oltre 10 miliardi di euro.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Anche sul fronte degli interventi proposte interessanti possono essere avanzate. Dagli investimenti nella </span><em><span style="color: #000000;">green economy</span></em><span style="color: #000000;">, nelle piccole opere pubbliche (messa in sicurezza delle scuole, ferrovie locali, ecc), e nella ricerca e nell’innovazione alla difesa dei redditi più bassi (con detrazioni ed altri interventi fiscali), dall&#8217;allargando dello spettro degli ammortizzatori sociali ai lavoratori parasubordinati al rafforzamento della rete dei servizi sociali (asili nido, introduzione dei livelli essenziali di assistenza, fondo non autosufficienza&#8230;).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Qualche proposta ancora più controtendenza la fa la rivista Economia e Politica che con un articolo del professor Fabio Petri (“Crisi del debito: cosa dovrebbe fare il governo”) dell&#8217;università di Siena propone di rimettere in discussione alcuni dei parametri della Comunità Europea promuovendo anche un aumento di spesa pubblica del 10% (resa sostenibile da un aumento fiscale del 3%) senza però violare la restituzione del debito italiano.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">E’ una ricetta un po&#8217; keynesiana, il che non va più tanto di moda, ma alla luce di quanto sta accadendo forse è davvero giunto il momento di cambiare rotta.</span></p>
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		<title>A proposito di grandi opere: la Torino-Lyon</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 00:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Distogliamo lo sguardo dagli scontri, ragioniamo di dati e numeri&#8230; Tiziano &#8211; Buona parte della politica e dell&#8217;informazione hanno bollato il movimento NoTav come portatore di una &#8220;scelta ideologica&#8221; e localista. D&#8217;altra parte, se scendiamo nei dettagli, se approfondiamo la &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1303">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 align="JUSTIFY"><strong>Distogliamo lo sguardo dagli scontri, ragioniamo di dati e numeri&#8230;</strong></h3>
<p align="JUSTIFY"><em><strong>Tiziano</strong></em> &#8211; Buona parte della politica e dell&#8217;informazione hanno bollato il movimento NoTav come portatore di una &#8220;scelta ideologica&#8221; e localista. D&#8217;altra parte, se scendiamo nei dettagli, se approfondiamo la ricerca, viene da pensare che anche il sì incondizionato sia una scelta &#8220;ideologica&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Innanzitutto un chiarimento: il traforo della Maddalena, contestato in questi mesi dalla Val di Susa, non riguarda l&#8217;infrastruttura vera e propria, ma è un tunnel esplorativo di 7,5 km (stanziati 143 mln di € +IVA) per pura indagine geologica e geotecnica. Il gioco varrà la candela?</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/trenino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1311" title="trenino" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/trenino.jpg" alt="" width="129" height="131" /></a>150 anni fa il traforo del Frejus accorciò il valico delle Alpi da un paio di giorni a poche ore. In questo caso si tratta di accorciare di un&#8217;ora i tempi di percorrenza su un tratto di circa 200 km (da Torino a Chambery). Se dunque l&#8217;AV Milano-Roma (al netto del non trascurabile disastro ambientale del Mugello) è diventata un&#8217;alternativa competitiva all&#8217;aereo, lo stesso non si potrà dire della tratta Milano-Parigi, per altro molto meno frequentata. L&#8217;AVE spagnolo ha portato a una diminuizione di oltre il 60% dei voli fra Madrid e Barcellona, con evidenti benefici ambientali; al contrario, il trasporto passeggeri difficilmente sarà un punto di forza della futura Torino-Lyon.</p>
<p align="JUSTIFY">D&#8217;altra parte quello che costruttori (e politici bipartisan) evidenziano sarà l&#8217;incremento del trasporto merci su rotaia: ma nel resto d&#8217;Europa, e in particolare in Francia, le merci non viaggiano su linee ad alta velocità: il famigerato Corridoio Cinque (Lisbona-Kiev) è una roba scritta sulle carte dell&#8217;UE, la quale non richiede che questo percorso sia coperto da Linee AV/AC, tant&#8217;è che il tratto italo-francese sarebbe l&#8217;unico dell&#8217;itinerario.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/fracciarossa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1310" title="frecciarossa" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/fracciarossa.jpg" alt="" width="217" height="199" /></a>Poichè il transito su linee AV richiede motrici e carri speciali, cosa dovrebbe spingere gli spedizioneri a dotarsi di una nuova flotta per risparmiare un&#8217;ora di tempo? Il rischio, secondo Angelo Tartaglia, docente di modelli e metodi matematici al Politecnico di Torino,è che le merci continueranno a viaggiare sulla linea storica o, se obbligati all&#8217;utilizzo della nuova linea (con relativi maggiori costi), gli operatori preferiranno la gomma. In Spagna e Portogallo, per altro, sono ancora presenti linee a scartamento ridotto (binari più ravvicinati).</p>
<p align="JUSTIFY">Il rapporto Alpinfo 2009 inoltre evidenzia come, fra il 2000 e il 2009, il traffico di merci su rotaia attraverso i trafori alpini sia calato del 72% in direzione Francia e aumentato dell&#8217;1 e 48% rispettivamente verso Svizzera e Austria. Anche Stefano Vescovi, consigliere econmomico dell’ambasciata di Svizzera, si concentra su quest&#8217;aspetto: il 90% delle merci corre sull&#8217;asse Italia-NordEuropa, creando un collegamento con i grandi porti del Nord, scali prediletti negli scambi intercontinentali di merci. La Svizzera preferirebbe appunto un&#8217;integrazione con l&#8217;elvetico AlpTransit, progetto che non viaggia ad alta velocità ma a bassa quota, il cui termine è previsto per il 2019 e che, diminuendo i tempi di percorrenza, in sinergia con la tassa di transito di 200€ punta a passare da 1.2 milioni di camion l&#8217;anno a 650mila. I 15-16 miliardi di € necessari ai tunnel Gottardo e Ceneri sono derivati dalla tassa su camion e carburanti.</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia invece si reclama l&#8217;urgenza dell&#8217;inizio lavori, pena la perdita dei fondi europei. L&#8217;UE infatti finanzierà il 30% del tratto internazionale: ovvero 662,6 milioni a fronte di un costo complessivo dell&#8217;opera che balla fra i 15 e i 20 miliardi.</p>
<p><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/tratto-internazionale-tav.jpg"><img class="size-full wp-image-1312 alignright" title="tratto internazionale tav" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/tratto-internazionale-tav.jpg" alt="" width="839" height="483" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Da uno studio sulla redditività di questo ingente investimento commissionato dai costruttori (e i dubbi si sprecano&#8230;) emerge a sorpresa una redditività prevista del 5% (e l&#8217;UE richiede almeno il 3.5%). Il sito d&#8217;informazione lavoce.info è sceso però nel dettaglio. Alcuni costi (come la progettazione dei nodi) sono stati, poco comprensibilmente, considerati indipendenti dal progetto.Oppure la stima del calo degli incidenti stradali è stata valutata a partire dalla media di incidenti su tutta la rete, e non sul valore medio degli incidenti autostradali (inferiore).</p>
<p align="JUSTIFY">Sono state fatte infine delle previsioni di aumento del traffico che, se applicate a tutta la rete, porterebbero presto alla paralisi tutte le ferrovie italiane. In Toscana sono stati chiusi quasi tutti gli scali di trasporto merci; la maggior parte delle ferrovie italiane, fra binari unici, linee non elettrificate e tratti dismessi versa in uno stato degradante. Si sbandierano 100 posti di lavoro per i 4 anni del tunnel esplorativo della Maddalena, da 3 a 5mila per dieci anni dal 2013, di cui il 30% a imprese e lavoratori piemontesi. Tralasciando questa idea un po&#8217; autoreferenziale di sviluppo e occupazione, non sarebbero più urgenti investimenti nel miglioramento delle linee già esistenti? O siamo semplicemente di fronte all&#8217;ennesimo falso &#8220;ideologico&#8221; che non sembra avere altro fine se non il trasferimento di denaro pubblico a grandi aziende? E comunque, perchè non discutere nel merito di questo anziché dei &#8220;black bloc&#8221;?</p>
<p align="JUSTIFY">*per approfondimenti, al link <a href="http://www.lavoce.info/dossier/pagina2968.html">www.lavoce.info/dossier/pagina2968.html</a> sono presenti tutti gli articoli del sito sul tema Tav.</p>
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		<title>Clericalismo: ora anche basta!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 00:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lellolandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ottobre 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[La manovra taglia il welfare ma non i privilegi fiscali della Chiesa. Roberto &#8211; &#8220;Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria&#8221;, mai titolo più eloquente per una pagina di Facebook: link http://www.facebook.com/VATICANOPAGATU o più semplice http://is.gd/loputu . Con sorpresa i media &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=1294">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>La manovra taglia il welfare ma non i privilegi fiscali della Chiesa.</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Roberto</strong></em> &#8211; &#8220;Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria&#8221;, mai titolo più eloquente per una pagina di Facebook: link <a href="http://www.facebook.com/VATICANOPAGATU" target="_blank">http://www.facebook.com/VATICANOPAGATU</a> o più semplice <a href="http://is.gd/loputu" target="_blank">http://is.gd/loputu</a> . Con sorpresa i media tradizionali riprendono la pagina e si riapre il dibattito sulle esenzioni e i privilegi che l&#8217;Italia accorda a&#8230; a chi?<br />
Questo è un punto fondamentale: a chi? Ai cattolici? No, tra i cattolici ci sono i morti di fame e i ricchi sfondati. Alla chiesa (in altra grafia: Chiesa Cattolica Apostolica Romana/CCAR)? Ma la chiesa non è solo la &#8220;comunità dei credenti&#8221;, ma anche &#8220;dei battezzati&#8221;. (argh, urge sbattezzo!)<br />
La scelta dell&#8217;&#8221;ente&#8221; a cui rivolgere le giuste pretese non è casuale, ma va ponderata! Il Vaticano, o meglio lo Stato della Città del Vaticano, è un microstato, un buco in mezzo alla capitale italiana, geograficamente, politicamente e metaforicamente: non si può chiedere ad uno stato estero di contribuire alle nostre spese, anche se il principio è asimmetrico e viene messo sotto i piedi da quegli 0,44 kmq dentro Roma.<br />
Il Vaticano rappresenta tutto ciò che è di oscuro, marcio e corrotto del clero: è evocato come un simbolo. Questo è un appunto, non una critica che muovo al titolo della pagina: se la si sfoglia per bene si capirà con chi bisogna prendersela.<br />
Un po&#8217; come l&#8217;essere che si fa padre, figlio e spirito santo e tramite la falsa interconcessione del quale crede di comandare urbi et orbi, il clero si manifesta in varie forme. Vaticano, Santa Sede, CEI: uni e trini; se ci aggiungi la CCAR diventan quattrini.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è non tanto il clero, quanto il clericalismo, ovvero quei sentimenti, quei gesti e quegli atti ossequiosi che garantiscono privilegi, agevolazioni e concessioni non solo in soldi, ma anche in diritti e in socialità. Allo stato delle cose, per esempio, il clero ha il diritto di entrare nel dibattito pubblico non con soluzioni argomentate e contrattabili, ma con un tackle di &#8220;princìpi non negoziabili&#8221; e avere la certezza che la pia politica faccia proprie quelle posizioni. Questo potere è fondamento delle teocrazie: Italia come Iran. (notare le somiglianze dei confini geografici tra Lazio e Iran)<br />
È dal 1984 (sembra ieri) che l&#8217;Italia non ha più una religione di stato. Ora è anche il tempo che diventi veramente laica, &#8220;più giusta, più seria, migliore&#8221;. Perfino gli spagnoli &#8211; che fino al 1975 hanno sofferto la dittatura clerico-fascista (ovvero 30 anni dopo la fine della nostra) &#8211; ci hanno superato in laicità e diritti.</p>
<p><a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/bagnasco.jpg"><img class="size-full wp-image-1295  alignright" title="bagnasco" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/bagnasco.jpg" alt="" width="165" height="138" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il clero possiede una mentalità antisociale pronta ad ogni compromesso, capace di favorire ed indicare quella o questa parte, costituisce una stratificazione sociale sul quale la politica e gli affari hanno potuto contare in momenti più o meno decisivi per le lotte alla successione del potere. Fa opera di sopore promettendo la vita &#8220;celeste&#8221; infinite volte migliore della vita terrestre, convincendoci che saremo &#8220;cittadini del cielo&#8221; e che quindi ogni lamento, protesta, lotta sono sprecati quando sarebbe meglio coltivare la propria spiritualità per propiziarsi le bontà del loro signore, sempre parco a garantire l&#8217;uguaglianza in terra. La gente, così, invece di pretendere cosa gli spetta, ringrazia; come se dovessi ringraziare in continuo per la vita che vivo, il pane che mangio, l&#8217;acqua che bevo, l&#8217;aria che respiro, mentre questi sono miei diritti in quanto semplicemente uomo, e non adorante.<br />
Tutte le opere di assistenza e beneficenza che elargisce per ottenere adorazione e consenso non sono frutto del lavoro: derivano da &#8220;libere donazioni&#8221; dei cittadini, da attività di speculazione finanziaria e immobiliare e da ingenti elargizioni del pubblico, vere prebende a cui tutti partecipiamo in nome di una mitologia. E il virgolettato a &#8220;libere donazioni&#8221; non è casuale: è naturale ottenere così tante donazioni se abitui la quasi totalità dei cittadini a vederli come fonte di ogni bene tramite una scientifica opera di convincimento a partire dalla più tenera età, dal coercitivo pedobattesimo (come se iscrivessi un figlio ad un partito), i cui effetti oggi per fortuna si possono togliere con lo sbattezzo; si continua passando per l&#8217;insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche (e stipendiata dalla fiscalità generale!), la comunione che è un passaggio importante, etc. etc.<br />
<a href="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/piovra1.jpg"><img class="size-full wp-image-1308 alignleft" title="piovra1" src="http://poliopposti.info/wp-content/uploads/2011/09/piovra1.jpg" alt="" width="160" height="187" /></a>La colpa di questo è della politica bipartisan che governa lo Stato, che lascia il monopolio dell&#8217;assistenza e della solidarietà &#8211; ed è sempre più propensa a lasciare anche quello della sanità &#8211; al clero e ai suoi scagnozzi. Malissimo: da Costituzione la Repubblica deve &#8220;rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese&#8221; tramite &#8220;l&#8217;adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale&#8221; dei cittadini. Non può derogare i propri doveri ad enti terzi che, di fatto, perseguono scopi anticostituzionali dicendo al popolo che l&#8217;uguaglianza in questo mondo non è nulla rispetto all&#8217;altro mondo! E si potrebbe discutere anche della totale inefficienza di questi finanziamenti: per esempio, dell&#8217;8 per mille che la CEI riceve (un sistema di finanziamento pseudo-democratico, truffaldino) solo un quinto (dato 2007) viene destinato ad &#8220;interventi caritativi&#8221;, il resto o è sostentamento del clero o e pastorale.<br />
Lo Stato si riappropri della solidarietà senza pretendere riconoscenza o avemmaria, ma perché deve farlo da contratto sociale: chi ha di più dia a chi ha di meno.<br />
Come ebbi già modo di scrivere: &#8220;Tante storie oscure la Grande Piovra consuma ogni giorno oltretevere, ma queste pare non abbiano spostato l’opinione dei più: non sono stati i preti pedofili, né il riciclaggio di denaro sporco o i finanziamenti occulti (leggi IOR), né le posizioni oscurantiste su procreazione assistita e aborto, su divorzio e matrimoni civili omosessuali, testamento biologico, eutanasia, etc., a disaffezionare i cittadini. (figurarsi i crocifissi nelle aule, quella pisciatina di cane clericale che ogni laico albero detesta) Una volta ancora i soldi smuovono le coscienze.&#8221; Bisogna ridistribuire quei soldi: andava fatto quando si stava &#8220;bene&#8221;, va fatto ancor più adesso che si sta peggio. Non è possibile che un padre di famiglia si smadonni lavorando in nero, oltre il dovuto, per una miseria con cui deve pagare fitto e tasse, mentre un prete ha il salario minimo garantito a 850 €, esentasse e alloggio regalato.<br />
Non fatevi fregare dai Don Gallo, dai Don Farinella, e comunque da tutti quegli elementi che potremmo definire &#8220;progressisti&#8221;. Sono comunque servi della CCAR, percepiscono lo stipendio come tutti gli altri e finché rimarranno nel parassitismo non saranno credibili. La differenza tra questi e il resto del clero è aspettarci anche ingenuamente un più probabile ma difficilissimo abbandono, una de-conversione sulla via di Damasco da parte loro. Ingenuamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;frasi in evidenza..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La colpa è della politica bipartisan che governa lo Stato, che lascia il monopolio dell&#8217;assistenza e della solidarietà al clero e ai suoi scagnozzi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo Stato si riappropri della solidarietà senza pretendere riconoscenza o avemmaria, ma perché deve farlo da contratto sociale: chi ha di più dia a chi ha di meno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fa opera di sopore convincendoci che saremo &#8220;cittadini del cielo&#8221; e che quindi ogni lamento, protesta, lotta sono sprecati.</strong></p>
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		<title>Firenze: arriva il nuovo piano strutturale</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 21:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dicembre 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Tiziano &#8211; Dopo anni di cemento e immobilismo la nuova giunta comunale si appresta ad approvare un nuovo Piano Strutturale, quel documento che dovrebbe stabilire come cambia la città, dove si costruisce e cosa, quali servizi dovranno esserci, e dove. &#8230; <a href="http://poliopposti.info/?p=978">Read More <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Tiziano</strong></em> &#8211; Dopo anni di cemento e immobilismo la nuova giunta comunale si appresta ad approvare un nuovo Piano Strutturale, quel documento che dovrebbe stabilire come cambia la città, dove si costruisce e cosa, quali servizi dovranno esserci, e dove. Sembra che ci sia qualche novità rispetto al passato, anche se rimangono molte questioni irrisolte e alcuni &#8220;tranelli&#8221;.</p>
<p>In tipico stile renziano il Piano Strutturale (un malloppo da 140 pagine) funziona un po&#8217; per slogan: un parco a 10 minuti a piedi da casa per tutti, &#8220;Firenze altruista&#8221;, &#8220;volumi zero&#8221;&#8230; Tutti questi propositi sembrano molto invitanti, in particolare lo stop al consumo di territorio suona come una rivoluzione rispetto al passato. Ma dove si trova lo &#8220;zero&#8221; a cui si fa riferimento? Il Piano Strutturale considera come già &#8220;esistenti&#8221; gli edifici che verranno costruiti nell&#8217;area di Castello, quegli ultimi 200 ettari rimasti liberi in tutto il territorio comunale, in cui è stato virtualmente piazzato di tutto, dal parco all&#8217;inceneritore, dallo stadio all&#8217;allargamento del Polo Scientifico fino alle speculazioni edilizie di Ligresti. Se dunque da un lato si sceglie di recuperare gli immobili dismessi dall&#8217;altro non si rinuncia all&#8217;urbanizzazione dell&#8217;ultimo lembo di terra, sul quale peraltro pendono alcune vicende giudiziarie.<br />
Dal punto di vista del traffico riemerge l&#8217;ipotesi della circonvallazione-nord: un tunnel che sprofondando sotto terra a Firenze Sud riemergerebbe fra Careggi e Viale Guidoni. Intento dichiarato: rimuovere traffico dai Viali. Il rischio denunciato dai consiglieri comunali dell&#8217;opposizione di sinistra è che la costosa opera si configuri come un attrattore di ulteriore traffico privato.<br />
Un altro capitolo scottante riguarda le alienazioni: il Comune di Firenze è proprietario di numerosi edifici ormai non più utilizzati e quindi abbandonati a sè stessi oppure diventatati sede di alcuni centri sociali cittadini: è questo il caso del Centro Popolare Autogestito (Via Villamagna) o dello stabile di Via dei Conciatori. Per questi e altri edifici si prospetta un&#8217;asta che, pur consentendo di far cassa sul momento, avvierà nuove speculazioni edilizie e priverà tutta la città di un patrimonio che potrebbe invece essere recuperato e sfruttato (vedi &#8220;Focus&#8221;).<br />
Il nuovo piano strutturale dunque  pone positivamente un (timido) freno alla cementificazione generalizzata ma non trasmette una chiara immagine della Firenze che verrà, anche a causa delle vaghezze e delle criticità del documento su viabilità, questione abitativa, spazi sociali. Staremo a vedere.</p>
<p>FOCUS – il caso dello stabile di Via dei Conciatori<br />
Fino a qualche settimana fa pochi degli abitanti del Quartiere di Santa Croce erano a conoscenza dell&#8217;esistenza dello stabile di Via dei Conciatori, oltre 1400 m2 su 4 livelli, un enorme spazio al momento in parte inutilizzato (perchè da ristrutturare) in parte utilizzato da numerose associazioni e realtà locali. Abbiamo incontrato Melania della Casa dei Diritti Sociali che ci racconta la storia del luogo. In passato sede storica degli artigiani conciatori della città, poi abbandonata e negli anni &#8217;80 occupata e (parzialmente) trasformata in centro sociale, l&#8217;edificio, di proprietà del Comune, è adesso all&#8217;asta, nel lungo elenco di alienazioni previste dal piano strutturale, e gli occupanti hanno ricevuto un ordine di sgombero.<br />
Mentre intervistiamo Melania in Via dei Conciatori c&#8217;è un gran via vai di gente: è in corso una merenda sociale con gli abitanti del quartiere per mostrare le potenzialità dell&#8217;edificio e per elaborare collettivamente delle proposte di autorecupero. Il comune invece, dopo la prima asta andata deserta, ha in mente di passare alla vendita diretta dello stabile per 1,7 milioni di €, poco più di 1000€/m2. Ma gli occupanti non ci stanno: invece di lasciare il tutto in pasto alla speculazione edilizia chiedono di avere il comodato d&#8217;uso dell&#8217;edificio per continuare le loro attività e avviare nuovi progetti. Già ora alcuni spazi dell&#8217;edificio sono utilizzati come luogo di culto da alcuni senegalesi, è attivo uno sportello di assistenza legale gratuita e sono in fase di organizzazione dei corsi di italiano per stranieri, laboratori artistici e un progetto di co-housing nelle aree che sarebbero ristrutturate dagli occupanti.<br />
Salutiamo Melania, mentre i Fiati Sprecati animano la piccola viuzza di S. Croce, lanciando il grido di una città che reclama luoghi di incontro e spazi sociali per la solidarietà attiva.</p>
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